Il primo impatto con il vernacolo è avvenuto con canzoni i cui testi in dialetto meneghino erano scritti dalla stessa interprete.
Le canzoni, venate da una profonda malinconia, a volte sfociano in autentica drammaticità. La rabbia e il dolore di "Me strüsi 'dree" e di "Dì che passa" si alterna alla calda sensualità di "Gioeugh d'amor", alla poesia di "Nina nana toseta" e all'allegria di "Ciacer de mercaa", che guarda il mondo esterno con ironia scanzonata.

 

     
 


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